FESTIVAL MUSICALE DEL MEDITERRANEO
"DELLE DONNE IL CANTO"
Genova 28 giugno-7 luglio 2009
per informazioni e prenotazioni
ECHO ART
www.echoart.org
tel.0102542604


Lunedi 10 dicembre ore 21
presso la birreria " La tana del Luppolo" di Cavi di Lavagna (di fronte alla Stazione ferroviaria)
Miguel Mellino, presenterà
"Frantz Fanon. Scritti politici"
Ed. Derive e Approdi.
L'evento è organizzato dal Centro Frantz Fanon di Torino e il Centro Donato Renna.
Miguel Mellino è un antropologo che si occupa di tematiche legate alle migrazioni, al razzismo, al multiculturalismo con un approccio maturato all’interno degli Studi Culturali e degli Studi Postculturali. Ha curato la raccolta in due volumi, usciti per DeriveApprodi nel 2006 e nel 2007, degli "Scritti politici" di Frantz Fanon, famoso soprattutto per il suo capolavoro e testamento politico "I dannati della terra", del 1961, anno della sua morte. I saggi contenuti nei due volumi restituiscono al lettore non solo le riflessioni del grande rivoluzionario antillano sui rapporti di dominio e le relazioni tra nord e Sud del mondo, sulla lotta di liberazione di un intero popolo, quello algerino, contro il dominio coloniale francese, ma anche il clima culturale e intellettuale dell’epoca.
Il lavoro di Miguel Mellino offre l’opportunità di ripensare quella grande esperienza politica e intellettuale e valutarne l’attualità alla luce degli studi postcoloniali.
un assaggio tratto da www.deriveapprodi.org
Un regime fondato sulla violenza
Il regime coloniale è un regime introdotto con la violenza. È sempre con la forza che il regime coloniale si impone. È contro la volontà dei popoli che altri popoli numericamente più potenti o con tecnologie di distruzione più avanzate si sono imposti.
Intendo dire che un sistema così fondato sulla violenza non può che essere fedele a se stesso e la sua durata nel tempo dipende dalla conservazione della violenza.
Ma la violenza di cui è questione non è una violenza astratta, non è solo una violenza dello spirito, ma una violenza quotidiana del colonizzatore sul colonizzato: apartheid in Sudafrica, lavori forzati in Angola, razzismo in Algeria. Disprezzo, politica dell’odio, queste sono le manifestazioni di una violenza tanto concreta quanto dolorosa. Tuttavia, il colonialismo non si accontenta di questa violenza nel presente. Il popolo colonizzato viene ideologicamente presentato come un popolo la cui evoluzione si è bloccata, impermeabile alla ragione, incapace di dirigere i propri affari, bisognoso di essere governato in permanenza. La storia dei popoli colonizzati viene trasformata in agitazione senza alcun significato e, per questo, si ha l’impressione che per questi popoli l’umanità sia cominciata con l’arrivo dei valorosi coloni. Violenza nel comportamento quotidiano, violenza nei confronti del passato, svuotato di ogni sostanza, violenza nei confronti dell’avvenire, poiché il regime coloniale si pone come necessariamente eterno. Vediamo dunque che il popolo colonizzato, preso nella gabbia di una violenza tridimensionale, punto d’incontro di violenze molteplici, diverse, reiterate, cumulative, arriva rapidamente e logicamente a porsi il problema della fine del regime coloniale, con qualsiasi mezzo. Questa violenza del regime coloniale non è vissuta soltanto sul piano dell’anima, ma anche coi muscoli e col sangue. Questa violenza che si vuole violenta, che diviene sempre più smisurata, produce irrimediabilmente la nascita di una violenza interna nel popolo colonizzato ed è così che insorge una collera giusta che cerca il modo di esprimersi. Il ruolo del partito politico che prende in mano i destini di quel popolo è di convogliare questa violenza e di canalizzarla, offrendole una piattaforma pacifica e un terreno costruttivo perché, per lo spirito umano che contempla lo svolgimento della storia e che tenta di restare sul terreno dell’universale, la violenza deve innanzitutto essere combattuta col linguaggio della verità e della ragione.
Ma accade sfortunatamente – e non c’è nessuno che non deplori tale esigenza storica – che, in certe regioni asservite, la violenza del colonizzato divenga semplicemente una manifestazione della sua esistenza propriamente animale. Dico animale e parlo da biologo, perché tali reazioni, tutto sommato, sono reazioni di difesa che traducono un banale istinto di conservazione.
La conquista della rivoluzione algerina, il suo culmine grandioso, è aver trasformato l’istinto di conservazione in valore e in verità. Per il popolo algerino, l’unica soluzione era questo scontro eroico in seno al quale doveva cristallizzare la sua coscienza nazionale e approfondire la sua essenza di popolo africano.
E nessuno potrà negare che tutto il sangue versato in Algeria sarà infine il nutrimento della grande nazione africana. In certe colonie, la violenza del colonizzato è il gesto ultimo dell’uomo braccato, è il suo essere pronto a perdere la vita. Alcune colonie si battono per la libertà, l’indipendenza, il diritto alla felicità. Nel 1954, il popolo algerino ha preso le armi perché l’oppressione della gabbia colonialista diventava insopportabile, perché la caccia agli algerini nelle strade e nelle campagne era definitivamente aperta e perché, infine, non si trattava più per lui di dare un senso alla propria vita, ma di darne uno alla propria morte.
Sabato 8 settembre ore 21
CASTELLO D'ALBERTIS-MUSEO DELLE CULTURE DEL MONDO

Dakar dem-dik / andata e ritorno
Presentazione del progetto artistico IMPOSSIBLE SITES con proiezione del video «GNUN DEM. On marche ensemble», documento dell’intervento svolto in Senegal e dedicato alle abilità diverse
Intervengono le ideatrici, Tiziana Manfredi e Giuditta Nelli e i curatori
Matteo Lucchetti e Marco Lena.
Dialoghi sulle idee, le visioni e i pregiudizi dei Senegalesi sugli Italiani
Intervengono Mamadou Bousso, Marie Hélène Faye e
Ardo Gallo Ndiaye
a cura dell’Unione Immigrati Senegalesi di Genova
Ingresso gratuito
Riceviamo e pubblichiamo la segnalazione di quest'evento a Genova
Per info: Sabrina Pontetilla
I VOLONTARI DEL SOCCORSO DI GENOVA
in collaborazione con
MUSICAeMENTE
presentano
"MUSICAL!"
Sabato 22 settembre 2007
presso il Teatro Von Pauer in Via Ajroli 35 a
Genova
Costo del biglietto: 7 euro
IMPOSSIBLE SITES
presenta
DAKAR
tra ancestrale e contemporaneo
a cura di Marco Lena
a Genova prossimamente.....
info:www.impossiblesites.com
Riceviamo e pubblichiamo sul blog il Comunicato Stampa relativo alla XXVII edizione di Oriente Occidente, una delle più prestigiose rassegne europee dedicate alla danza contemporanea, che si svolgerà fra il 30 agosto e il 9 settembre in Trentino a Rovereto.
Come sempre, filo conduttore del Festival sarà l’incontro e il confronto tra culture, all’insegna di stimolanti intrecci fra tradizioni e linguaggi diversi che nell’insieme offriranno un significativo spaccato delle molteplici tendenze odierne nel campo della danza e dell’arte più in generale.
Università degli Studi di Genova –Facoltà di Lettere e Filosofia
Antropologia dell’Immagine- prof. Elisabetta Villari
venerdi 18 Maggio
Sala della Biblioteca , Balbi 4 piano III
ORE 11,30 CONFERENZA
LORENZO BRUTTI
( CNRS, Parigi - CREDO, Marsiglia)
"Il dissolversi dell'antropologia nell'Art Premier.
Splendore e decadenza della museografia contemporanea francese
nel Musée du Quai Branly."
ORE 12,30 PROIEZIONE
"Keva et Delphine"
52' © CNRS Images, 2002
Il film riprende un curioso matrimonio tra un pascuano e un'antropologa sull’isola di Pasqua.
Sottotitoli in francese o in inglese
Castello d’Albertis Museo delle Culture del mondo
ORE 16,30 CONFERENZA
LORENZO BRUTTI
( CNRS, Parigi - CREDO, Marsiglia)
“Le arti extraeuropee in due musei parigini: lo storico Louvre e il nuovo Quai Branly. Visioni antitetiche dell’altro tra estetica e antropologia.”
Lunedi 14 maggio alle ore 15, nell'ambito della Fiera del Libro che quest'anno è dedicata al tema del confine, Marc Augé presenterà il suo ultimo saggio "Il mestiere dell'antropologo" edizione Bollati Boringhieri.
L'incontro prevede la partecipazione del curatore per l'edizione italiana, il prof. Marco Aime (Università di Genova).